Enerray aggiunge altri 60 MW al suo parco O&M

Enerray, controllata di Seci Energia. si occuperà, per conto di GransolarGhella, società romana che sviluppa parchi fotovoltaici, della manutenzione completa di 35 impianti su terreno.

Le installazioni, di potenza pari a 60 MW, sono situate in Abruzzo, Molise, Lazio e Puglia e consolidano il trend di crescita dell’azienda bolognese, che ha attualmente in gestione impianti fotovoltaici per una potenza complessiva di oltre 350 MW.


“Siamo entusiasti di lavorare con un cliente di alto profilo come GransolarGhella e questa importante acquisizione conferma la nostra leadership. Nel 2015 abbiamo incrementato il parco in gestione del 30% e prevediamo di acquisire altri 100 MW entro la fine del 2016”. - ha commentato Michele Scandellari, CEO di Enerray S.p.A.

“Siamo molto lieti di avere intrapreso la collaborazione con un Gruppo che, come noi, coniuga una lunga tradizione imprenditoriale con una vocazione internazionale” - ha aggiunto Giandomenico Ghella, presidente di GransolarGhella.

Nasce la divisione Agripower Service

Costituita per fornire su tutto il territorio nazionale servizi innovativi agli impianti a biogas, Agripower Service nasce dall’acquisto dello specifico ramo d’azienda di Sebigas, titolare di oltre 40 contratti di manutenzione e anch’essa controllata di Seci Energia.

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Convegno nazionale FIPER "Agricoltura-energia: insieme facciamo sinergia"

L’Italia è il 3° produttore mondiale di energia elettrica derivante da impianti di biogas agricolo e il 2° in Europa dopo la Germania. Walter Righini, Presidente FIPER: “Il futuro? Convertire gli impianti a biogas per la produzione di biometano che puo’ ridurre le emissioni di gas climalteranti per il 97% in confronto agli altri carburanti. Si è svolto il 1° aprile 2016 a Pollenzo presso la sede dell’Università delle scienze gastronomiche, il Convegno organizzato dalla FIPER “Cibo-Energia: insieme facciamo sinergia”.


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Walter Righini, Presidente FIPER ha focalizzato l’attenzione sull’opportunità di creare sinergia tra la filiera energetica e alimentare attraverso la produzione e impiego di fertilizzanti derivanti dal digestato e ceneri di combustione, di valorizzare gli impianti a biogas agricolo al termine di incentivazione in produttori di biometano.

I 53 impianti a biogas entrati in esercizio in Italia tra il 2002-2003,alla fine del loro periodo di incentivazione, potrebbero già dal 2017 attivare investimenti per un ordine di 50-55 milioni di Euro per la conversione a produzione di Biometano.

Per ogni impianto con potenza elettrica installata di 999 kWe, la produzione di biometano stimata è di circa 2 milioni di Smc (standard metro cubo). Il valore dell’investimento richiesto per il processo di purificazione del biometano è nell’ordine di 800 mila - 1,1 milione di Euro per impianto.

53 impianti a biogas entrati in esercizio tra il 2002-2003 a raggiungimento della fine di incentivazione potrebbero già dal 2017 attivare investimenti per un ordine di 50-55 milioni di Euro nella produzione di biometano.

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Giorgio Ferrero, assessore all’agricoltura di Regione Piemonte, ha posto l’indice sull’aumento della cementificazione del territorio e sugli effetti negativi prodotti sul settore primario; il biogas non è in competizione con la produzione di alimenti.

Ha poi illustrato le linee programmatiche dell’azione regionale in campo energetico che prevedono l’incentivazione dell’aumento dell’efficienza energetica, l’incremento dell’utilizzo delle fonti rinnovabili e il contenimento dei consumi. Ha evidenziato che nel PSR 2014-2020 sono previste misure per l’efficientamento energetico per un totale di 301 milioni di Euro in 5 anni. L’impegno del Piemonte nel settore delle rinnovabili da biogas si è poi concretizzato nella DGR n. 23-2193 del 5/10/2015 che ha chiarito i casi in cui il digestato può essere classificato come sottoprodotto, sottraendo così al ciclo dei rifiuti un’importante quota di matrici biologiche che possono oggi essere valorizzate in agricoltura, nel rispetto delle vigenti norme agro-ambientali a tutela dei suoli e delle acque.


Alberto Valmaggia, assessore all’ambiente di Regione Piemonte, ha focalizzato l’attenzione sull’azione intrapresa da Regione Piemonte per conservare e migliorare le foreste in quanto serbatoi di assorbimento carbonio, secondo gli accordi definiti nella COP21 di Parigi. Regione Piemonte, con il suo Piano Forestale Regionale recentemente approvato dal Comitato Tecnico Regionale per le Foreste e il Legno ha siglato e sottoscritto lo scorso 26 febbraio l'accordo interregionale delle regioni alpine per l'incremento dei prelievi legnosi, delineando le strategie attraverso cui rispondere, su scala locale, alle aspettative internazionali secondo le seguenti linee: la sostenibilità della selvicoltura, il miglioramento dei boschi e il sequestro del carbonio, lo sviluppo delle filiere finalizzate all’utilizzo del legno come fonte energetica rinnovabile, la promozione del legno come materiale da costruzione in modo che il carbonio resti immagazzinato per più lungo tempo nei manufatti.

Roberto Formigoni, presidente della 9° Commissione Agricoltura del Senato, ha ribadito la necessità di proseguire il percorso di sviluppo di impianti di biomasse e biogas sempre più sostenibili e integrati con il territorio e affiancare a questo le nuove opportunità offerte dalla produzione di biometano, produzione che, tra l’altro, presenta il vantaggio di contribuire agli obiettivi nel settore dei trasporti che per l’Italia presenta le maggiori criticità in termini di avvicinamento ai target fissati. Privilegiare gli impianti di piccole dimensioni, che utilizzano prevalentemente (almeno per il 70%) scarti e residui delle produzioni agricole e agro-alimentari è una delle priorità dell’azione parlamentare così come la riforma forestale per gestire attivamente il patrimonio boschivo nazionale. Inoltre, la valorizzazione a finalità energetica dei residui a complemento della produzione primaria potrà consentire la prosecuzione delle attività anche in settori in forte sofferenza, come ad esempio nel caso del lattiero-caseario.

Sebastiano Serra, membro della Segreteria Tecnica del Ministro dell’Ambiente, evidenzia l’azione del Governo rivolta alla promozione del biometano per la riduzione dei gas a effetto serra. Si prevede, tenendo conto anche dei tempi necessari ad implementare i sistemi di “upgrading” da biogas a biometano, che il biometano possa entrare definitivamente in commercio alla fine del 2017 e divenire un vettore importante per colmare il 4,5% mancante al raggiungimento della quota di biocarburanti rinnovabili sui trasporti. Al tal fine, il Ministero dell’Ambiente in accordo con il GSE ha previsto riguardo le azioni rivolte per favorire la “mobilità a impatto zero”, collegate al Piano sulla Qualità dell’Aria, l’avvio di progetti “pilota” rivolti a Comuni e municipalizzate che abbiano i requisiti per la realizzazione di impianti di produzione di biometano da destinare all’alimentazione dei veicoli delle flotte aziendale locali, ad esempio, di trasporto pubblico e di raccolta dei rifiuti. Invita FIPER a segnalare eventuali comuni/imprese interessate all’iniziativa.


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Stefano Besseghini, presidente di Ricerca Sistemi Energetici-RSE presenta brevemente le attività di ricerca avviate da RSE nel settore biogas-biomasse. Tra queste espone una tecnologia innovativa brevettata da RSE sulla raffinazione del biogas a biometano basata sull’impiego di un sorbente solido costituito da ammina supportata su un materiale granulare poroso.

Il sorbente solido è chimicamente inerte nei confronti del CH4 ma è grado di assorbire selettivamente ed efficacemente la CO2 presente nel biogas. Successivamente, un innalzamento della temperatura consente il completo desorbimento della CO2 dal sorbente solido, il quale è rigenerato ed è così pronto per un nuovo ciclo di assorbimento. I vantaggi del processo RSE sono una netta riduzione dei consumi energetici per la rigenerazione, grazie all’inferiore capacità termica del mezzo utilizzato come fase disperdente dell’ammina (allumina invece di acqua), la possibilità di rigenerazione a più bassa temperatura, l’eliminazione dei problemi corrosivi e di formazione di schiume, tipici del processo in soluzione.

Dario Solavaggione, Presidente del Consorzio Monviso, che riunisce 130 impianti di biogas agricolo in Piemonte, testimonia con i dati piemontesi del Consorzio, come sia possibile produrre energia da biogas agricolo e sequestrare carbonio senza ridurre la produzione di alimenti. Infatti, i 130 impianti a biogas agricolo (80MWe installati) impiegano superficie agricola corrispondente al 14% di quella definita per il set aside obbligatorio. In termini ambientali si risparmiano 27.000 t/anno di concimi azotati di sintesi e circa 234.000 t/anno di CO2. In questo modo si incentiva l’incremento dell’efficienza delle rotazioni agricole per una valida coesistenza food /no food. Questo risultato deriva dalla riduzione dell’impiego di biomasse vegetale di primo raccolto, e dal contemporaneo incremento di impiego di sottoprodotti agro alimentari presenti sul territorio.

Durante il dibattito condotto da Maurizio Melis conduttore della trasmissione Smart Cities del Sole 24 Ore, è stata l’occasione per mettere a confronto la filiera food-no food.

Francesco Ciancaleoni, rappresentante di Coldiretti nazionale–sezione Ambiente, ha posto l’attenzione sull’importanza di riutilizzo di scarti agricoli e agroalimentari e l’impiego energetico dei reflui di allevamento che valorizzano la multifunzionalità dell’agricoltura, generando un reddito integrativo per le aziende agricole particolarmente importante in questi anni di grave crisi per il settore primario.

Luca Remmert, titolare dell’azienda agricola “La Bellotta” ha fatto presente che le aziende agricole piemontesi hanno investito circa 300 milioni di Euro per la realizzazione di impianti a biogas e grazie all’incentivazione prevista dal Governo sono riuscite a rimanere competitivi sul mercato nazionale e internazionale per la produzioni di eccellenza piemontesi.


Maurizio Fino, docente all’Università di Scienze Gastronomiche, in rappresentanza di Slow Food, ha sottolineato che la produzione di energia da biomasse/biogas è da considerarsi inequivocabilmente attività agricola e non industriale, perché basata sulla capacità dell’azienda agricola di fare impresa e di presidiare il territorio e consolidare la produzione di alimenti.

Stefano Besseghini, presidente di RSE, pone l’accento sull’opportunità data dal biometano che a differenza dell’energia elettrica e del calore prodotto dal biogas localmente, può essere trasportato ed utilizzato altrove anche in grandi impianti cogenerativi ad alta efficienza e può contribuire in modo significativo alla riduzione delle importazioni di combustibili fossili.

galleanoDal pubblico ha preso la parola il sig. Moris, produttore di mozzarelle di bufala a Caraglio in provincia di Cuneo. A fronte del crollo del prezzo del latte bufalino, l’azienda ha deciso di investire nel biogas realizzando un impianto di digestione anaerobica della potenza di 400 kWe, che ha permesso all’azienda, grazie all’incentivo percepito sulla produzione elettrica, di investire nell’attività casearia, producendo formaggi e aprendo 8 punti vendita in Piemonte e Liguria. Il calore è stato poi impiegato per il riscaldamento delle unità abitative della famiglia Moris, della sala di mungitura e di attesa e del caseificio aziendale.

Federica Galleano, vice presidente FIPER ha concluso i lavori della giornata, rinnovando l’impegno di FIPER ad avviare un confronto con il Ministero dello Sviluppo Economico per la revisione del DM 5 dicembre 2013 in tempi brevi e favorire concretamente l’upgrading degli impianti a biogas esistenti come auspicato in apertura dal presidente Righini. Galleano ha invitato poi Maurizio Fino e Slow Food a condividere il modello italiano di biogas agricolo esposto durante l’incontro a livello internazionale organizzando un tavolo di confronto nel corso della prossima edizione di Terra Madre che vedrà la partecipazione di migliaia di agricoltori provenienti dai 5 continenti a Torino dal 22 al 26 settembre 2016.

Basta verde cittadino in discarica: A Tirano c’è la centrale termica

Accordo tra il Comune di Tirano e la società di teleriscaldamento Tcvvv. Il sindaco Franco Spada: «Così risparmieremo almeno 10mila euro all’anno». D’ora in poi potranno essere conferiti alla centrale del teleriscaldamento di Tirano anche i residui di origine legnosa derivanti dalla manutenzione del verde cittadino, ovvero potature, ramaglie, tronchi, arbusti e sfalci.

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